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Angelo Mangiarotti e il progettare all’italiana

Angelo Mangiarotti

di Giuseppe P. Scaglione.

“Quando le strutture prendono forma” è il suggestivo titolo di una mostra alla Triennale di Milano, che celebra (forse con grande ritardo) il talento di Angelo Mangiarotti e il suo non misconosciuto amore per la struttura come parte significativa dell’architettura e del suo essere designer. Una esposizione allestita con grande eleganza, senza dubbio, ma forse dispersiva e a tratti didascalica, che tuttavia racconta in dettaglio il lavoro incessante di questo protagonista, riservato e, come dicono, burbero e non incline ad una certa mondanità tipica degli ambienti del Design e dell’Architettura.

Struttura e architettura, la prefabbricazione e l’architettura industriale, si alleggeriscono nei progetti di Mangiarotti e assumono forme architettoniche originali

Gli schizzi, i disegni preparatori di questo originale progettista raccontano una attività prolifica, intensa e con una inventiva senza pause, il disegno preliminare per Mangiarotti è l’anticamera del progetto e l’avvio della riflessione che conduce alla soluzione, dopo più tentativi e avvicinamenti. Angelo Mangiarotti, seguendo la “maniera” italiana di essere progettista, è stato architetto, designer, scultore e accademico, senza dubbio protagonista dell’architettura e di un modo di intendere l’urbanistica attraverso il ripensare luoghi e spazi. Noto internazionalmente, è stato e resta uno dei pochi Maestri italiani della progettazione in grado di esportare all’estero una originale e propria filosofia dell’essere architetto, designer, artista, urbanista. Questa della Triennale, è tuttavia la prima mostra, forse tra le più complete ed esaustive, che appare come retrospettiva e ricca di spunti e materiali, sulla figura di questo prolifico architetto milanese; una esposizione che ripercorre più di sessant’anni di attività, con un ventaglio selezionato di opere, progetti, documenti e materiali, molti dei quali mai esposti prima, messi a disposizione dalla Fondazione Angelo Mangiarotti. Un video, “Mangiare Mangiarotti”, video di interviste e immagini d’archivio cattura l’attenzione del visitatore e descrive la parabola progettuale complessa, che non lascia da parte nessuna sperimentazione, dalla grande alla piccola scala, dal “cucchiaio alla città” per ricordare una insuperata frase di Ernesto Nathan Rogers, fatta propria da più generazioni di architetti italiani, ora in “soffitta” per via di specialismi senza specialisti!

Immagine dell’allestimento in Triennale, ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio

In collaborazione con Fondazione Angelo Mangiarotti Con la partecipazione di Renzo Piano A cura di Fulvio Irace Con Francesca Albani, Franz Graf (sezione architettura), Luca Pietro Nicoletti (sezione scultura), Marco Sammicheli (sezione design) Con il supporto di Giulio Barazzetta Progetto di allestimento Ottavio Di Blasi & Partners

Immagine dell’allestimento in Triennale, ph. Melania Dalle Grave, DSL Studio
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