La città e gli sguardi “immaginari”

Ospitiamo con interesse un racconto fotografico che nasce dallo sguardo di Luca Chistè, fotografo trentino di originale espressività, curiosità e attenzione al mondo reale che descrive con il suo “immaginario”, ovvero feconde, costanti, serrate sequenze di immagini. Lo guida, in questo lavoro, l’instancabile sguardo dell’urbanista Alessandro Franceschini, architetto in perenne ricerca dei conflitti, delle contraddizioni del contemporaneo, ma anche di una sottile, perversa bellezza che la modernità racchiude nel suo complesso, lungo percorso. Il lavoro di ricerca è dedicato ad una piccola città di “frontiera”, Laives, che segna l’inizio di una diffusa urbanizzazione nella Valle dell’Adige, verso Bolzano, una crescita che pure si può descrivere contenuta, corretta, normata, ma che appare, nelle immagini, pur sempre “figlia” di un disegno che, dentro e fuori i Piani urbanistici, è sfuggito ad ogni logica e contiene i segni, anche qui, di quella anomala modernità che ha invaso le valli e le pendici alpine, in quel tracimare della metropoli verso ogni dove, superbamente descritto dal grande geografo Eugenio Turri. Lasciamo spazio ai due testi di Chistè e Franceschini per meglio descrivere il loro lavoro di ricerca.

Luca Chistè, Laives

Scrive Luca Chistè, che “il progetto è stato realizzato con due distinti e complementari asset di studio e ricerca: una rassegna fotografica d’autore, a cui è associata la stampa di un catalogo e un convegno di studio relativo al tema del progetto (nota: della serie di eventi previsti, a causa della pandemia, si è per ora realizzato il solo catalogo ).

Luca Chistè, Laives

Alessandro Franceschini, scrive nel catalogo, che “le città sono organismi in costante mutamento, crescita, sviluppo. Sono il frutto di una stratificazione incessante di una lenta costruzione collettiva. Questa è probabilmente la dimensione più interessante degli insediamenti umani: il loro essere un luogo della società locale che cambia ogni giorno per dare spazio alle pratiche e alle aspirazioni della comunità in esso insediata. Una tensione che porta alla costruzione di una società civile e, al contempo, alla costruzione di una città fisica: è l’unione, vecchia come l’uomo, tra l’urbs e la civitas. Tuttavia la storia ci insegna che esistono dei momenti, nella vita degli insediamenti umani, nei quali tali mutamenti avvengono con maggiore intensità. Un particolare contesto politico, una nuova situazione economica, il fiorire di nuove epoche artistiche, l’incremento o la diminuzione demografica: ecco alcuni fattori che – spesso combinati tra di loro – hanno la forza di accelerare le pazienti stratificazioni attraverso le quali la città cresce. Creando anche lacerazioni e discontinuità. Aprendo, in ogni caso, una nuova stagione. È questo il caso dell’abitato di Laives, recentemente protagonista di un processo di un rinnovato auto-riconoscimento identitario, di cui questa indagine fotografica condotta da Luca Chistè rappresenta uno dei materiali di lavoro. Laives, pur avendo una storia antica, ha vissuto nel secondo Novecento una crisi di senso: la vicina presenza di un forte attrattore socio-culturale come la città di Bolzano ha rischiato di minarne l’identità. Queste fotografie, invece, ci raccontano quanto di nascosto e di unico ci sia nelle pieghe del paesaggio urbano, territoriale, simbolico di questa città atesina.

Laives nel paesaggio atesino, La collocazione di Laives all’interno della Valle dell’Adige ne rivela i caratteri peculiari: l’essere al centro di un’ampia e sorprendente plaga agricola – probabilmente la valle più fertile di tutto l’arco alpino – ne ha caratterizzato la storia antica e le pratiche più recenti. Un luogo di passaggio abitato, collocato su di un importante via di comunicazione internazionale, all’interno di uno spazio verde antropizzato dall’uomo. È proprio in questa dicotomia – agricoltura-infrastruttura – che è possibile individuare una delle caratteristiche di questo sito. Le immagini di Luca Chistè ci aiutano in questa comprensione. Ecco le trame agricole interrompersi sui confini dello spazio antropizzato, ecco i grandi oggetti produttivi collocati dentro il territorio e capaci di instaurare con l’intorno un dialogo privo di contraddizioni. Ecco i segno delle infrastrutture – dalle strade all’autostrada, dalla ferrovia alla ciclabile – ritratti ora in primo piano ora sullo sfondo, e in grado di raccontare il legame di questo territorio con il suo intorno: la sua capacità di essere costantemente connesso con l’esterno.

Luca Chistè, Laives

Quello che emerge dalle fotografie presenti nel catalogo è un paesaggio altamente antropizzato. Che si tratti di infrastrutture o di agricoltura, di strade o di parchi attrezzati, di architetture antiche contemporanee, la mano dell’uomo dimostra il suo primato, senza tuttavia umiliare la natura. Ed è questo il messaggio che emerge dagli scatti del fotografo: è possibile trovare e ricercare un equilibrio tra natura e cultura, capace di esaltare l’azione dell’uomo, senza rinunciare ad esprimere una dimensione armoniosa e esteticamente sublime del mondo.

Luca Chistè, Laives

Bordi e limiti dello spazio urbano, In questa sezione fotografica, l’obiettivo di Luca Chistè scende di scala per approdare a quella più squisitamente urbana. L’occhio dell’osservatore si avvicina alla città, alla dimensione caratterizzata dalla percorrenza dell’uomo, alla percezione dello spazio dal piano stradale. Da questa prospettiva, non solo l’architettura da il meglio di sé, ma la stessa città si mostra come spazio articolato e coerente. All’interno delle quinte urbane dell’abitato di Laives, il fotografo indaga la scansione degli spazi pubblici e il ruolo simbolico dell’architettura. Ed è proprio all’interno della dialettica fra pieni e vuoi, fra bordi costruiti e spazi aperti, fra limiti edificati e agricoltura aperta che Laives mostra caratteri di pregio e di originalità. Rivelando una dimensione di rispetto tra diverse dimensioni del proprio spazio. Ecco, allora, comprendere il senso della scansione delle cortine edilizie, le forme dell’architettura, l’apparire e lo scomparire degli spazi aperti e di quelli chiusi. Così interpretato, questo organismo urbano mostra tutto il suo carattere evolutivo, il suo percorso ancora in corso, il suo potenziale ancora inespresso. Le foto di Chistè ci sembrano anche raccontare un bisogno di progetto: perché è proprio nelle forme nuove dell’architettura che Laives può costruire un rinnovato progetto condiviso. Portando all’estrema conseguenza la dialettica tra spazio urbano e comunità: dentro il luoghi della contemporaneità, infatti, si cela l’opportunità unica di poter rafforzare il senso comunitario, proiettandolo verso il futuro. Forme nuove per una comunità nuova, capace di essere sintesi del passato e tensione verso il futuro.”

Autore delle riprese è stato il fotografo trentino Luca Chistè, che ha già operato una considerevole serie di ricerche dedicate al paesaggio urbano ed a quello antropico (si vedano, per alcune ricerche visive ed ulteriori approfondimenti biografici, il sito www.lucachiste.it, con particolare riferimento ai lavori su “Berlino. Profili urbani” – progetto esposto al Centro Internazionale di fotografia Verona Scavi scaligeri – al Quartiere “Le Albere” di Trento, alla Valle del Vanoi e all’insediamento turistico di Marilleva; tutti progetti confluiti in importanti rassegne fotografiche, corredate da catalogo). Sociologo e fotografo, stampatore certificato fineart e docente di fotografia, Luca Chistè si occupa di didattica e cultura fotografica da circa 40 anni. Il catalogo, edito in occasione delle celebrazioni per i 200 anni della nascita del Comune di Laives, propone il titolo: “LAIVES, percorsi visivi di una nuova identità urbana” ed è stato realizzato con la curatela di Alessandro Franceschini. I contenuti, proponenti sia le immagini della rassegna, sia ulteriori fotografie integrative per l’identità urbana di Laives, sono suddivisi in tre diverse aree tematiche: “Sguardi e prospettive sul paesaggio”, “Bordi e confini” e “Forme e segni dell’identità” oltre ad ulteriori apparati critici di supporto e testi istituzionali.

Alessandro Franceschini è nato a Trento il 6 aprile 1974. Laureato in Architettura (Venezia, 2000) e in Filosofia (Verona, 2003). Dottore di Ricerca in Ingegneria Civile (Pisa, 2006). Dal 2007 è Architetto libero professionista; Collaboratore alla ricerca presso l?Università di Trento ? Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale; Professore a contratto di Tecnica e Pianificazione Urbanistica presso il Corso di Laurea in Ingegneria edile/architettura dell?Università di Trento; Giornalista pubblicista, scrive sulle pagine culturali del quotidiano regionale ?l’Adige?, dove segue, in particolare, il dibattito culturale relativo alle discipline dell’architettura e dell’urbanistica. Per la casa editrice ?La Finestra? di Lavis dirige la collana di studi ed opere di architettura e di urbanistica ?Urbe Studiorum?. È direttore responsabile della rivista di urbanistica ?Sentieri Urbani?. Dal 2008 è il coordinatore scientifico di casaCittà ? il Laboratorio Urbano del Comune di Trento. È iscritto all’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Trento dal 2001, all’Albo degli Esperti di Urbanistica e Tutela del Paesaggio della Provincia di Trento dal 2006 e all’Albo dei Consulenti Tecnici presso il Tribunale di Trento dal 2007. È abilitato al coordinamento per la sicurezza dei lavori in fase di progettazione e di esecuzione dal 2009. È membro dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (sezione Trentino) e socio della Società Italiana degli Urbanisti. Dal 2008 è presidente del Tavolo dei Giovani professionisti della provincia di Trento.

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