La cultura come asset strategico di sviluppo economico e sociale per il nostro Paese; di Valentina Piscitelli
Chi pensa che la cultura non produca economia, non solo è in difetto, ma probabilmente non conosce la storia. Il Costituto Senese del 1309-1310, documento di enorme importanza storica e giuridica, redatto in volgare (e non in latino) dal notaio Ranieri di Ghezzo Gangalandi, regolava la vita pubblica di Siena stabilendo per chi governa il “dovere di curare la bellezza della città per diletto dei forestieri, onore e prosperità dei cittadini”. La bellezza dunque già nel medio evo veniva intesa come strumento di sviluppo economico, coesione sociale e benessere collettivo, trasformando la cura del paesaggio in un atto politico fondamentale. “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”. Il 5 maggio scorso presso la Sala della Regina di Montecitorio si è svolto il convegno “Art Bonus – Una bellezza necessaria” che ha anticipato la presentazione presso la Camera di una proposta di legge (bipartisan) mirata ad estendere la misura anche ai privati. La proposta porta la firma di Maurizio Lupi e intende rafforzare la misura agevolativa sotto forma di credito di imposta estendendola al terzo settore, dalle dimore storiche alle chiese e costituisce un passo avanti nella collaborazione tra pubblico e privato, e per la valorizzazione dell’arte e della cultura nel nostro Paese.

Questa iniziativa legislativa bipartisan potrà favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, se, come da calendario, entro fine anno venisse pubblicata in Gazzetta Ufficiale. La proposta non vuole modificare l’impianto dell’ArtBonus ma rafforzare e ampliare lo strumento introdotto nel 2014 a sostegno della cultura, che consente a cittadini e imprese di effettuare erogazioni liberali a favore del patrimonio culturale pubblico, beneficiando di un credito d’imposta pari al 65%. Nel suo messaggio di saluto il capo di Gabinetto del ministro della Cultura Alessandro Giuli la dott.ssa Valentina Gemignani, ha evidenziato in numeri la misura: più di 54mila donazioni registrate. Migliaia di cittadini e oltre 3mila enti hanno contribuito per supportare progetti di restauro, valorizzazione e sostegno alle attività culturali. “La sussidiarietà è un principio costituzionale, già presente nel diritto romano. ALES società del MIC ha operato per rendere realtà l’art bonus, con 1,2 miliardi di euro di erogazioni, 8500 progetti di restauro e valorizzazione, donazioni private, piccole e grandi. Adriano Olivetti, interprete di un capitalismo sussidiario è il nostro faro”. Pur funzionando, in questi oltre dieci anni, l’ArtBonus è rimasto circoscritto non sempre riuscendo a intercettare tutte quelle realtà, pubbliche e private, che custodiscono e producono cultura. L’obiettivo per il futuro è di creare una migliore collaborazione tra pubblico e privato coinvolgendo le 46mila dimore storiche sparse sul territorio alcune delle quali possiedono parchi o giardini di particolare interesse artistico, archeologico o storico che potranno essere aperte al pubblico, ma anche aiutare le chiese, i monasteri e luoghi di culto, le biblioteche, gli archivi o i musei riconosciuti di rilevante interesse culturale, non escludendo manifestazioni e festival culturali di particolare importanza nazionale o internazionale, archivi e musei aderenti all’Associazione italiana archivi e musei d’impresa. Il principio di sussidiarietà orizzontale può rappresentare un modello di cooperazione strutturale tra le istituzioni e l’iniziativa privata. Questo principio ha trovato attuazione nella legge del 17 marzo 2026, n. 40 che riforma profondamente il Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004). La proposta di legge Lupi riguardante il potenziamento dell’ArtBonus si inserisce in questa direzione che vede nella cultura un asset strategico di sviluppo economico e sociale per il nostro Paese.
A supportare il nuovo Rinascimento italiano lavorano numerose associazioni ed enti del terzo settore. Abbiamo intervistato Alberto Rui, Presidente di Confrestauro, che su questo tema ha idee chiare e una strategia precisa.
Da quali presupposti nasce Confrestauro e con quali obiettivi? Confrestauro è un’associazione italiana fondata nella primavera del 2023 con l’obiettivo di rappresentare e promuovere il settore del restauro e della conservazione del patrimonio storico e artistico, contribuendo a farne un asset economico strategico per il Paese. Si distingue da altre realtà per un approccio concreto e orientato ai risultati, con l’intento di creare un percorso virtuoso per tutti gli attori della filiera, favorendo nuove opportunità di networking e collaborazione. L’associazione nasce dalla consapevolezza che il sistema del restauro fosse da tempo bloccato in dinamiche autoreferenziali e poco inclusive. Da qui la volontà di costruire una realtà capace di rappresentare tutti gli operatori che possono fare rete e generare valore. A soli tre anni dalla fondazione, Confrestauro riunisce circa 250 associati tra architetti, ingegneri, restauratori, imprese specializzate, produttori di materiali e scuole di restauro, tra cui la Scuola di Botticino e l’Istituto Spinelli. Sul fronte della formazione osserviamo un crescente interesse dei giovani verso le scuole di restauro. Il patrimonio storico, il recupero e la conservazione offrono opportunità professionali di grande valore, consentendo di lavorare direttamente su edifici di straordinaria importanza culturale. Anche gli ITS post-diploma stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante, proponendo percorsi fortemente orientati alla pratica di cantiere e rispondendo in modo concreto alle esigenze del mercato. Dal mio osservatorio ho cercato di individuare quale fosse il vero motore del sistema del restauro, in Italia e all’estero. Ho compreso che gli studi di progettazione specializzati rappresentano uno degli elementi che generano valore economico per l’intera filiera. Per trasformare questo potenziale in risultati concreti è però necessario lavorare in modo trasversale, coinvolgendo tutte le realtà del comparto e investendo nella formazione tecnico-scientifica degli associati.

Arch. Ostorerio. Il restauro della Luce. Architettura e struttura luministica nell’Arciconfraternita della Misericordia a Torino
Dal 27 al 30 aprile Confrestauro ha preso parte al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, con un poderoso programma di incontri, presentando il lavoro svolto sino a oggi e avviando nuovi interessanti accordi. Può illustrarceli? Confrestauro è stato tra i protagonisti dell’edizione 2026 del Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, con un intenso programma di appuntamenti ospitati nel Corner dedicato all’interno del Padiglione Arsenale. Il palinsesto ha posto al centro il valore delle connessioni, il dialogo tra competenze e la costruzione di un ecosistema integrato capace di sostenere e innovare il settore. Nella giornata inaugurale abbiamo approfondito il tema delle partnership strategiche, presentando gli accordi siglati dal 2023 con importanti realtà del restauro e di settori complementari. Sono intervenuti la dott.ssa Simona Garofalo per ANACI, l’arch. Giulia Bertolucci per INBAR, l’arch. Antonella Galli per ICSC, l’ing. Francesco Buccelletti per Assoverde e il dott. Sergio Calò, direttore di Venetian Cluster, con il quale proprio a Firenze abbiamo formalizzato l’accordo di collaborazione. Nei giorni successivi abbiamo dato spazio alle aziende associate e alle imprese specializzate, con la partecipazione di rappresentanti delle Soprintendenze, della Scuola di Botticino e di autorevoli testate di settore, come Kermes e The Plan, creando un’importante occasione di confronto e di networking.

Arch. Vaudetti_Casa del Rettore – Torino
In che modo Venetian Innovation Cluster sostiene la mission di Confrestauro? Venetian Innovation Cluster è una piattaforma che promuove economia, innovazione e progettualità nei settori culturali, creativi, ambientali e del patrimonio. È il braccio operativo della Rete Innovativa Regionale, è registrato come Cluster Europeo presso l’European Cluster Collaboration Platform ed è coordinatore del Meta-Cluster Europeo per le Industrie Culturali e Creative. La collaborazione con Confrestauro punta a valorizzare le eccellenze italiane del restauro in una prospettiva europea e internazionale, favorendo progetti condivisi sui temi della conservazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e della tutela del patrimonio culturale. L’accordo mira inoltre a rafforzare il sistema nazionale del restauro, favorendo una maggiore integrazione tra imprese, professionisti, enti, istituzioni e centri di ricerca, oltre ad ampliare le opportunità di accesso a programmi, reti e finanziamenti europei.
Confrestauro e l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) hanno recentemente sottoscritto un Accordo Quadro nazionale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ecclesiastico in Italia, può illustrarci le finalità? L’Accordo Quadro, sottoscritto a fine 2025, nasce con l’obiettivo di promuovere la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e immobiliare degli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero presenti sul territorio nazionale. L’intesa risponde all’esigenza condivisa di gestire in modo strutturato un patrimonio ampio e complesso, composto da immobili di rilevante valore storico e culturale, la cui manutenzione rappresenta una sfida significativa per gli enti proprietari. L’obiettivo è favorire percorsi di valorizzazione sostenibili, offrendo un’alternativa concreta alla dismissione degli immobili e garantendo una gestione responsabile e lungimirante del patrimonio ecclesiastico.
Come partner operativo degli Istituti Diocesani Confrestauro cosa può offrire? Con questo accordo intendiamo rafforzare il nostro impegno nella promozione del restauro di qualità e della cultura della conservazione, diffondendo buone pratiche e modelli virtuosi di gestione del patrimonio su scala nazionale. Mettiamo a disposizione competenze specialistiche, procedure consolidate e una rete qualificata di professionisti e imprese attive nei settori del restauro, della progettazione e della valorizzazione. L’Accordo Quadro consente inoltre ai singoli Istituti Diocesani di aderire attraverso convenzioni operative dedicate, calibrate sulle specifiche esigenze territoriali e nel rispetto della normativa vigente. L’obiettivo condiviso è coniugare tutela, qualità degli interventi e sostenibilità nel lungo periodo, valorizzando il patrimonio come risorsa culturale, sociale ed economica per i territori.
Confrestauro svolge un ruolo cruciale nella valorizzazione turistica dei beni culturali, promuovendo una maggiore sensibilizzazione sull’importanza della conservazione e della manutenzione del patrimonio attraverso giornate di studio, convegni e attività formative. La valorizzazione turistica del patrimonio culturale passa innanzitutto dalla sua corretta conservazione. Per questo Confrestauro promuove giornate di studio, convegni e attività formative dedicate alla diffusione della cultura della manutenzione e del buon restauro. Lo scorso ottobre, a Lecce, abbiamo organizzato insieme all’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Lecce il convegno Il buon restauro per la fruizione turistica. L’iniziativa, patrocinata dalla Città di Lecce, dagli Ordini degli Architetti di Lecce e Brindisi, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Lecce, da ANACI e Assoverde, ha approfondito il rapporto tra qualità materiale del patrimonio architettonico e valore culturale del bene, sottolineando come un restauro corretto rappresenti uno strumento fondamentale per trasmettere alle future generazioni l’identità storica dei luoghi e consolidare i risultati delle politiche di promozione turistica, in particolare in Puglia. Per la fine di settembre di quest’anno, la delegazione Sicilia di Confrestauro organizzerà invece a Ragusa un incontro dedicato alla cultura del restauro, alla qualità del progetto e alla cura del patrimonio storico, dal titolo Restauro, riqualificazione e cura del centro storico di Ragusa. Il programma metterà in relazione patrimonio UNESCO, pianificazione urbana, tutela, professioni tecniche, conservazione delle superfici, CAM Edilizia, diagnostica e durabilità.

Chiesa di San Genesio Uniti di Pavia
Esistono misure legislative che possano dimostrare un cambio di paradigma da parte del Governo, misure in cui il restauro sostenibile venga riconosciuto non come un costo, ma come un investimento a lungo termine per il futuro sociale, ambientale ed economico del territorio? Esistono diversi strumenti normativi che testimoniano una progressiva evoluzione nell’approccio al restauro sostenibile, sempre più considerato un investimento strategico con ricadute sociali, ambientali ed economiche. Si tratta tuttavia di un percorso ancora in evoluzione, che richiede una maggiore organicità. Tra gli esempi più significativi vi è il PNRR, che ha destinato importanti risorse alla rigenerazione del patrimonio culturale, alla riqualificazione dei borghi storici e all’efficientamento energetico degli edifici pubblici, promuovendo interventi capaci di coniugare tutela, sostenibilità e sviluppo territoriale. Un ruolo importante è svolto anche dai CAM, i Criteri Ambientali Minimi obbligatori negli appalti pubblici, che incentivano l’impiego di materiali a ridotto impatto ambientale, il riuso delle risorse e la riduzione delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita degli interventi. Anche a livello europeo la Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici conferma questa evoluzione, incoraggiando la riqualificazione del patrimonio edilizio secondo criteri di efficienza energetica, pur salvaguardando gli edifici di interesse storico. Nel complesso emerge una visione sempre più orientata a considerare il restauro non come un semplice costo di conservazione, ma come un investimento capace di generare benefici durevoli: tutela del patrimonio, rigenerazione urbana, riduzione dell’impatto ambientale, crescita dell’attrattività turistica, sviluppo economico locale e miglioramento della qualità della vita. Rimane tuttavia necessario rafforzare il coordinamento tra politiche di tutela, strategie ambientali e strumenti di finanziamento affinché questo cambio di paradigma trovi una piena applicazione.
Confrestauro intende promuovere azioni di sensibilizzazione con la propria presenza ai tavoli ad esempio indicando possibili misure per promuovere la diffusione di una vera cultura della manutenzione e della prevenzione, capace di superare la logica dell’emergenza? Riteniamo che oggi il restauro abbia bisogno anche di un nuovo linguaggio. Non può più essere considerato una disciplina isolata, ma deve dialogare con la progettazione sostenibile, la ricerca scientifica e la cultura dell’abitare. Un passo concreto in questa direzione è rappresentato dal protocollo d’intesa quinquennale sottoscritto con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR ETS), che prevede lo sviluppo di progetti dedicati alla gestione dell’emergenza abitativa conseguente a eventi naturali e attività di sensibilizzazione sul restauro e sulla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio storico. Anche l’accordo firmato con ANACI nell’ottobre 2024 presso la Camera dei Deputati va nella stessa direzione, promuovendo la manutenzione programmata, la formazione congiunta e la valorizzazione del patrimonio immobiliare e condominiale italiano.
Le collaborazioni tra enti pubblici, privati e associazioni nel restauro del patrimonio culturale occupano un ruolo sempre più centrale e rappresentano un modo per realizzare sinergie efficaci. La collaborazione con MIC, con il Ministero delle imprese e del Made in Italy, con ICE e Ministero degli esteri e anche col Ministero del Turismo che esiti ha dato? La collaborazione con i Ministeri italiani ha prodotto risultati importanti soprattutto sul piano della promozione, dell’internazionalizzazione e del riconoscimento del restauro come settore strategico del Made in Italy. Pur non traducendosi sempre in nuovi provvedimenti legislativi, queste sinergie hanno contribuito a rafforzare la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali e a valorizzarne le competenze. Con il Ministero della Cultura abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione costante e costruttivo, pienamente coerente con la missione di Confrestauro: valorizzare il patrimonio storico, artistico e architettonico italiano, promuoverne la conservazione e restituirlo ai cittadini come testimonianza dei valori fondanti della nostra società. È proprio da questa visione che nasce il nostro motto: “Preserviamo il passato e plasmiamo il futuro”. Collaboriamo inoltre con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha progressivamente riconosciuto il restauro tra le eccellenze del Made in Italy, valorizzando il patrimonio di competenze, innovazione e artigianalità delle imprese italiane come fattore competitivo a livello internazionale. Posso anticipare che dopo la metà di settembre, a Palazzo Piacentini, sede del MIMIT, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, su invito del Ministero, Confrestauro inaugurerà la mostra L’eccellenza italiana nel segno di Francesco – Rendere visibile l’invisibile. La chiusura dell’esposizione sarà preceduta, il 1° ottobre, dal convegno Il Metodo Italiano del Restauro: un’eccellenza Made in Italy per il patrimonio del mondo. L’intera giornata sarà concepita come un grande momento di confronto economico e strategico dedicato all’internazionalizzazione del sistema italiano del restauro. Dopo i saluti istituzionali, il convegno si articolerà in due sessioni: la prima dedicata ai punti di forza del modello italiano — normativa, alta formazione e competenze distintive — e la seconda focalizzata sugli strumenti di sostegno alle imprese, sulla cooperazione internazionale e sulle strategie per presentare all’estero una filiera compatta e coordinata. L’evento si concluderà con una riflessione sul tema del “Capitalismo Umano” applicato al mondo produttivo, attraverso una testimonianza dedicata al rapporto tra alta imprenditorialità, mecenatismo e responsabilità sociale, nel solco dell’insegnamento francescano.
Il tema della formazione per voi è importante: le ricerche, progetti e sperimentazioni che presentate in ambiti istituzionali e accademici, sono disponibili per tutti? Con quali istituti di ricerca vi coordinate? Abbiamo consolidato ottimi rapporti con varie università di Architettura tra cui il Dipartimento di Restauro dello IUAV, (Venezia). Attraverso accordi quadro, come quello con Venetian Cluster, stiamo lavorando per intercettare fondi e programmi europei da mettere a disposizione della filiera. La struttura del Cluster ci supporta anche con competenze specialistiche nella progettazione e nella partecipazione ai bandi.
Come siete strutturati rispetto al mondo delle professioni? La nostra associazione riunisce circa 160 professionisti tra architetti e ingegneri, di cui una ventina under 35. Abbiamo inoltre costruito una rete di delegati regionali in collegamento continuo con l’organismo nazionale. Il nostro obiettivo non è una crescita indiscriminata, ma una rete qualificata e rappresentativa, composta da professionisti selezionati e referenziati, con un target di circa venti architetti per ogni regione.
Tra le 50 aziende associate e i 30 restauratori afferenti al settore delle costruzioni, avete pensato a possibili sinergie con altre filiere? Ad esempio molte rivendite hanno spazi per la formazione tecnica. Siete aperti al mondo del commercio? Se sì che iniziative intendete avviare? Assolutamente sì. Gli accordi che abbiamo sottoscritto, come quello con Assoverde, hanno proprio l’obiettivo di creare nuove opportunità di business e favorire relazioni tra realtà appartenenti a filiere diverse ma complementari. Il supporto di Confrestauro è molto concreto: mettiamo a disposizione una rete qualificata di imprese e professionisti, modelli organizzativi per la programmazione della manutenzione, consulenze tecniche e occasioni di confronto sulle migliori pratiche, sui materiali, sulle tecnologie e sulle metodologie di intervento. Favoriamo inoltre il dialogo continuo tra progettisti, imprese e operatori del settore, creando un ecosistema in cui competenze diverse possano collaborare e generare nuove opportunità.
Chi si associa, che tipo di impegno deve prevedere per poter entrare a far parte della filiera? L’adesione è semplice. La quota associativa annuale è di 100 euro per i professionisti e di 1.000 euro per le imprese. L’iscrizione consente di partecipare a tutte le attività dell’associazione, accedere alle convenzioni e prendere parte alla rete di relazioni e opportunità che Confrestauro mette a disposizione dei propri associati.
Per info:
Per approfondire: LEGGE 17 marzo 2026, n. 40 Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e altre disposizioni concernenti la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l’istituzione del circuito «Italia in scena». (26G00055) (GU Serie Generale n.74 del 30-03-2026) https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/30/26G00055/SG





