A Marina di San Nicola un convegno per raccontare gli affreschi della Tomba François. Di Valentina Piscitelli

Gli affreschi della Tomba François sono tornati allo Stato. L’acquisizione è stata ufficializzata dal Ministero della Cultura il 29 maggio scorso, grazie al lavoro della Direzione Generale Musei e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, riportando al patrimonio pubblico opere di eccezionale valore, tra i più importanti reperti della civiltà etrusca.

Dal 1914 lo Stato italiano ha tentato di acquisirla e oggi, questo straordinario complesso fa parte della nostra storia. A rendere possibile questo delicato passaggio la collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera, e il lavoro congiunto della Direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna, e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo. La tomba racconta le radici della civiltà etrusca, il rapporto con Roma e la comune eredità del Mediterraneo. Ci ricorda come l’identità italiana sia il frutto di una storia millenaria, fatta di incontri, trasformazioni e condivisione. La Tomba François costituisce uno dei massimi capolavori della pittura etrusca e dell’arte antica, è un monumento fondamentale per la conoscenza della civiltà etrusca e dell’immaginario figurativo del Mediterraneo antico.
Una mostra, aperta fino al 31 dicembre 2026 dal titolo: “Il Ritorno degli Eroi” accompagna l’ingresso degli affreschi della Tomba François nelle collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. L’esposizione dialoga con il ciclo pittorico attraverso oggetti e documenti unici, appartenenti al corredo funerario e provenienti dal Musée du Louvre, dal British Museum, dai Royal Museums of Art and History di Bruxelles, dal Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, dai Musei Vaticani e dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Per celebrare l’importanza dell’acquisizione il 12 luglio scorso presso l’anfiteatro della Villa Romana di Marina di San Nicola si è svolto un convegno promosso dall’associazione Fu-Turo APS con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ladispoli e del Consorzio Marina di San Nicola. Per rendere tributo ad uno dei più importanti recuperi del patrimonio etrusco con generosità sono intervenuti Fabrizio Porcaroli, storico medievista e archeologo, Egidio Raimondi, architetto, e Massimo Rossi Ruben, generale già comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati il significato storico e archeologico dell’acquisizione spiegando alla cittadinanza, intervenuta copiosa e particolarmente attenta, le motivazioni di una così importante acquisizione.

L’iniziativa ha offerto al pubblico l’opportunità di approfondire il valore storico e culturale di questa straordinaria operazione e la storia della Tomba. Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, la tomba è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi. La decorazione pittorica costituisce uno straordinario intreccio tra mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono ancora oggi di riconoscere nomi, volti ed episodi che intrecciano storia, leggenda e rappresentazione del potere. Il ciclo pittorico del IV secolo a.C. racconta episodi della mitologia greca e della tradizione etrusca, come il sacrificio dei prigionieri Troiani per i funerali di Patroclo o la lotta fratricida tra Eteocle e Polinice, passando per il ritratto di Vel Saties, fondatore e committente della tomba, fino alle lotte tra eroi etruschi con Macstarna, il futuro re Servio Tullio, che libera il condottiero vulcente Celio Vibenna.

L’evento, il primo per la neonata associazione Fu-Turo APS, sancisce l’impegno a esplorare il passato per immaginare ciò che sarà. Obiettivo dell’associazione è riportare la cultura tra la gente. Fu-turo si impegna ad intraprendere un percorso concreto di crescita culturale per trasformare la cultura, talvolta percepita come complessa, in pratica accessibile, in una sola parola, a renderla POP. Gli spazi pubblici giocano un ruolo fondamentale nella creazione di questo percorso: una maggiore consapevolezza delle proprie origini può rafforzare identità e senso di appartenenza. Conoscere la storia può aiutarci a capire come hanno ragionato coloro che hanno realizzato grandi opere e cambiamenti epocali rendendo grande l’Italia, un Paese in cui è concentrato il 70% del patrimonio culturale mondiale e in cui si trova il maggior numero di siti patrimonio dell’umanità, tutelati dallUNESCO e il più alto livello di biodiversità al mondo. A tutto ciò probabilmente avranno contribuito una geografia e orografia favorevole, ma anche l’attività umana.







