di Valentina Piscitelli
Nell’ambito del ciclo di eventi programmati dalla Galleria dei Miracoli si inserisce la mostra dei disegni di Claudio Presta intitolata: “I Tarocchi. Architettura e Magia” (dal 26 giugno al 12 luglio a Roma). Delle 78 carte del mazzo, la selezione curatoriale ne ha previsto una elencazione di 26, che comprendono 21 arcani, più 4 assi ed infine “il matto”, l’unico arcano senza numero. Sono disegni a matita, che vengono riprodotti successivamente al computer, stampati e animati con colori acrilici e ad acqua. I colori che li rappresentano sono una danza (o lotta) tra luce e oscurità. Per mantenere il tratto secco dei contorni, il disegno si perfeziona man mano per sovrapposizioni, gli elementi compositivi vengono incollati, senza coprire il segno. Vere e proprie architetture, i tarocchi di Presta sono uno spazio “sospeso e simbolico” con costruzione propria e costituiscono un atto dello spirito che coniuga operazioni mentali diverse da quelle costruite.



Strumento proiettivo, il tarocco non è mai identico a se stesso. Aiuta a guarire, come ogni altra forma di arte. Lo fa portandoci a recuperare la fluidità delle energie, negando la rigidezza e la ripetizione. I tarocchi costituiscono un apprendistato al vedere: plastici, chiari, profondi, ludici e complessi non si lasciano imbrigliare da rigidità, eppure sono parte di una unità: il Mandala, il cui tentativo di lettura in chiave psicoanalitica tanto appassionò Carl G. Jung.



Ma come mai un architetto, che fa anche l’editore, dal 1994, disegna pazientemente tarocchi? Per Presta l’interesse per l’architettura e per le lettere si è sommato dagli anni ’80 del ‘900 a quello dello studio dei tarocchi, ad un certo punto ha collegato elementi apparentemente scollegati e ha sviluppato un proprio percorso autonomo, riconducibile in un certo senso alla grammatica architettonica. Negli anni ha osservato che su alcune architetture della storia venivano rappresentate simbologie dei tarocchi: la chiesa romanica di S. Domenico a Matera, ad esempio, presenta un rosone con 12 raggi e 4 personaggi alle estremità della ghiera strombata, la Porta della Carta di Palazzo Ducale a Venezia integra in chiave la statua della Temperanza, i castelli merlati medioevali ricordano una corona, come anche nell’arte Presta riconosce che questi elementi ricorrono, si pensi al quadro di Jan Matsys ‘Lot e le sue figlie’ (1565) dove sono rappresentati la torre, i diamanti e la figura dell’eremita. Da questi ragionamenti nasce l’intuizione che così come l’architettura attraverso il linguaggio marca l’emblema del proprio tempo, così pure per le carte dei tarocchi si potevano rappresentare e reinventare lessici del proprio periodo storico di appartenenza.



Succede spesso che la mente umana adotti un sistema prestabilito per capire ciò che ancora non conosce. I tarocchi, nel tempo, sono stati accostati a strutture simboliche come l’astrologia, la numerologia o la geometria che prese singolarmente non ne chiariscono la complessità. Presta mette insieme questi concetti e va oltre, provando a rappresentare attraverso il disegno sentimenti meno marginali, lo fa con la pazienza dell’entomologo, con un lungo lavoro di comparazione, approfondendo attraverso il significato esoterico il singolo simbolo di ogni carta. Da questa riflessione nascono architetture che indicano nuovi percorsi del lessico, contraddicendo il concetto classico di stile architettonico: decostruttivista, organico, razionalista. Le carte indicano percorsi apparentemente in contraddizione, ma di fatto positivi perché eliminano le griglie dalla mente. Lavorando Presta si trova a seguire un linguaggio e subito dopo quello che lo contraddice, questo metodo di lavoro lo aiuta a poter superare l’idea delle correnti architettoniche e a muoversi sulla carta disinvoltamente, acquisendo ancoraggi che oggi lo aiutano anche per la progettazione o per il restauro di edifici. Dietro ogni tarocco c’è un alfabeto. Un bagaglio utile, quello dei tarocchi, che egli sfodera quando serve.



Lo studio dei Tarocchi può essere dunque affrontato come studio della bellezza, dell’equilibrio e della composizione esattamente come in architettura. Secondo Jodorowsky il lavoro iniziatico da farsi con i tarocchi è quello di cambiare il proprio punto di vista, facendolo uscire dalla prigione dell’età e iniziare ad osservarsi con uno sguardo cosmico, eterno e infinito. Perché se ci guardiamo da un punto di vista universale, i problemi cessano di esistere.
“I Tarocchi. Tra segno e Magia” , personale dell’arch. Claudio Presta a cura di Valentina Piscitelli direttrice della Fabbriceria dei Miracoli; Date, Fino a mercoledì 12 luglio; Sede, Galleria dei Miracoli, Via del Corso 528, Roma. Ingresso gratuito. Orari di apertura, dal lunedì al venerdì dalle 18:00 alle 20:00, sabato e domenica dalle 16:00 alle 20:00. Info e prenotazioni, eventuali orari alternativi su appuntamento cell. +39 331 676 4192 – email: arch.claudiopresta@gmail.com






