Da grande volevo fare il graphic designer

Di Valentina Piscicelli. Il10 luglio scorso presso il Museo Civico Archeologico di Anzio Villa Adele si è svolta la presentazione del libro a cura di Romano Mastrella “Da grande volevo fare il graphic designer” a dialogare con l’autore Alessandro Jaia, Docente presso la Sapienza Università di Roma e Direttore Scientifico del Museo Civico Archeologico di Anzio, Valentina Piscitelli, Architetto e Membro del Consiglio Direttivo dell’Accademia Angelico Costantiniana di Lettere, Arti e Scienze, Claudio Spuri, Communication designer, Docente RUFA – Roma University of Fine Arts e Ambassador Lazio AIAP . Conclusioni del Sindaco di Anzio, Dott Aurelio Lo Fazio.

Il libro di Romano Mastrella è un viaggio nella memoria, il cui titolo potrebbe indurre il lettore in una dimensione nostalgica, che non è propria dell’architetto che ho imparato a conoscere professionalmente nel 2010 e ho ritrovato nel 2015.  L’architetto, una professione che si può svolgere in molte forme, vede qui l’autore come attivatore di domande. Un libro pieno di garbo, a tratti didascalico, non scontato nei contenuti e nel metodo. A partire dall’intrigante copertina, che lo ritrae in una posizione disinvolta, assorto nei suoi pensieri, con un look anni ’70, leit motiv della narrazione un ambiguo punto rosso, che ritroveremo come simbolo geometrico o carattere di interpunzione, che si trasforma, infine, in punto di domanda. “Il punto – secondo l’arch. Romano Mastrella –  è il punto rosso del progettare”… Il libro è pensato come un ORIHON giapponese, senza numeri di pagina e rilegato per volere del bravo editore Fausto Lupetti”.  La firma dell’autore è un sigillo che rappresenta i valori dell’architetto e dell’uomo: una casa iscritta in un cerchio. L’idea di rimettere a posto l’inventario dello studio e di concepirsi come archeologo di se stesso è stata la ragione per la quale a distanza di 15 anni dalla pubblicazione di “Interiors Architecture” (Guido Talarico editore) è nata la pubblicazione. La presentazione, avvenuta nel museo archeologico di Anzio, documenta un tratto della sua attività di progettista di allestimenti, ma è soprattutto l’occasione di coinvolgimento attivo della cittadinanza, riunita sotto l’ombra di meravigliosi cedri ad ascoltare chi parla loro di futuro, e, non esiste futuro senza la conoscenza del passato. Lampade marchi oggetti di arredo, dal 1976 ad oggi tracciano le basi per un percorso mai interrotto, dove alla provocatoria domanda “potrà essere utile”? La risposta è senz’altro sì.  

Come diceva Robert Musil in uno dei capitoli del capolavoro della belle époque “L’uomo senza qualità”: le stesse cose ritornano e: “Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente il fatto che gli stipiti sono duri: questa massima alla quale il vecchio professore si era sempre attenuto è semplicemente un postulato del senso della realtà. Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev’essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità.” (cfr. Robert Musil, L’uomo senza qualità, Parte I, cap.4, traduz. Anita Rho, Einaudi). Sfogliando la storia del suo lavoro di designer di oggetti di arredo ci si chiede: il meraviglioso scrittoio amanuense del 1981, come lo disegnerebbe oggi Romano Mastrella? Forse vi aggiungerebbe una presa USB e la possibilità di alloggiare un tablet. Una citazione da una poesia di Alda Merini “Avere la testa fra le nuvole è comodissimo, permette di incontrare gente che sa volare” è l’occasione per ragionare e andare oltre i Maestri “Bisogna essere aerei” diceva Bruno Munari, così come nella scultura “Omaggio alle antenne dei curiosi”, poeticamente laica e sacra allo stesso tempo. Ricorda il grillo di pinocchio. Chi mai ha omaggiato i creativi? Solo un architetto poteva farlo! Il libro è anche un aiku, apre, ma non chiude!  E ancora “Troppa comunicazione uccide”: è verissimo – affoghiamo tra i social. Allora i libri e gli incontri sui libri costituiscono un ottimo antidoto alla solitudine e alla separazione di questo eterno presente, che annega nel web. E poi l’ascolto della natura dal suo studio sulla villa neroniana, il pensiero si trasforma in logo per il teatro dell’opera di Roma: cuffia, viso e planimetria del teatro romano classico! Quante volte l’abbiamo visto? E quanto ci appartiene?  Il piatto realizzato per le ceramiche di Sarti con la ricetta all’ultima pagina è un altro tocco di raffinatezza: un rimando, una iniezione di creatività nella creatività, uno spingersi oltre! Verso il piatto disegnato per Rosenthal ma anche in cucina, dove lo immaginiamo con il mortaio a pestare le erbette! I testi, pochi ma selezionati con cura: un omaggio ai Maestri, agli amici, tra cui la sottoscritta che ha curato un testo introduttivo per il volume “Interiors architecture”, assegnandogli l’epiteto “architetto glocal” che ha anticipato la fortuna professionale di Romano, il cui metodo di lavoro è appunto una crasi tra “local” dove ha sede lo studio di Anzio, e il mondo “global” dove ha realizzato molte opere di architettura nel mondo, tra l’India e i Paesi Arabi. Conclude il libello la bella lezione di Giancarlo Iliprandi, inserita tra i testi: “Insegnare, pubblicare organizzare” e ancora far contare “quello che hai saputo dare, non quanto hai preso”. Il libro termina con un punto di domanda: è stato utile? Ditelo voi.

https://museoarcheologicoanzio.it, https://www.studio-mastrella.it, https://www.faustolupettieditore.it/prodotto/da-grande-volevo-fare-il-graphic-designer/

https://www.studio-mastrella.it

https://www.accademiaangelicocostantiniana.org/controllo.php?page=archivio&id_evento=222

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